(1) Vittorio Gleijeses "Spaccanapoli e i Decumani", Di Mauro editore. Cava dei Tirreni 1969, pag. 31.
(2) Giusto per dare un altro senso che aiuti a dimensionare quantitativamente l'affermazione: nel solo paese di Torella dei Lombardi (AV) ben sette tele vengono definite dalla Sovrintendenza come appartenenti alla scuola del De Mura (chiese di S. Antonio, S. Maria del Popolo, S.rno Rosario)
(3) Antonio Gambacorta sul "Gazzettino Dauno" n. 34 del 21-X-t972.
(4) Carlo Villani "Scrittori ed artisti pugliesi antichi, moderni, contemporanei" Trani 1904, pagine 631 e 1296. Michele Di Gioia "Il Duomo di Foggia" pag. 43. Si noti che in questa stessa opera (pag. 156) si parla di un altro Raffaele De Mita (orafo? della stessa famiglia?) che nel 1859 donò al vescovo di Foggia, Bernardino Maria Frascolla, un artistico calice.
(5) L'origine pugliese del cognome sarebbe però confortata dalla etimologia se De Mita fosse riconducibile al patronimico. Demetrio (vedi C. Tagliavini e E. De Felice}, particolarmente diffuso nella Puglia bizantina. Le ricerche effettuate in Nusco da] prof. Gennaro Passaro presso gli Archivi parrocchiali dimostrano che la locale famiglia De Mita era già presente nel paese nel 1500.
(6) A. Gambacorta nell'articolo su Vincenzo De Mita già citato. Il testo, forse per un errore di stampa, parla di Santa Chiara accanto a Santa Rosa; credo invece che si tratti di Santa Caterina.
(7) Ringrazio, per i dati fornitimi, padre Luigi Tommaselli Ministro Provinciale O.F.M.. di Benevento, al quale rimando lo studioso desideroso di ulteriori notizie.
(8) La chiesa di S. Nicola alla
Carità si trova in via Toledo, ovvero via Roma, numero 378. La Congregazione dei Pii
Operai fu fondata a Napoli neI 1602 daI Ven. P.D. Carlo Carafa.
(9) A Colombo in " La strada di Toledo" Napoli nobilissima, anno 1895 pag. 171 e C.T. Dal Bono in "Nuova Guida " pag. 321.
(10) Paolo De Matteis (1662-1728) era un pittore originario del Cilento. Francesco De Mura (1696-i782) viene unanimamente considerato come il più grande dei discepoli del Solimena. Su entrambi gli artisti esiste una ricca biblìografia..
(11) P. Domenico Vizzari: " Emilio Giacomo Cava1ieri ", Montalto Uffugo 1977.
(12) Renzo U. Montini " La
chiesa dei Gesù Nuovo ", Napoli 1956. pag. 46, 60, 77 e Palombo - Albino "Guida
alla chiesa del Gesù Nuovo" Napoli 1970, pag 39.
(13) Quest'opera è citata nel Dizionario Encidopedico Bolaffi, che però non ne riporta la fonte, mentre non figura nel Thieme-Becker (voi. XXIV, 1930, pag. 593) cui il Bolaffi dichiara più avanti di rifarsi
(14) Mìchele D'Elia " La
Puglia tra barocco e rococò " E1ecta, Milano 1982, stampato a cura della Cassa di
Risparmio di Puglia.
(15) Da ricerche effettuate presso la Sovraintendenza ai Beni Artistici di Napoli (d.ssa F. Navarro di Capodimonte) e di Bari (dr.ssa De Bonis), non risultano al settembre 1984 catalogate altre opere del De Mita. Per le opere in Foggia, oltre all'articolo del prof, Gambacorta, vedere: Michele Di Gioia "La Diocesi di Foggia". Foggia 1955. Ringrazio inoltre i responsabili della Pinacoteca Comunale di Foggia, l'avv. . Maurizio Mazza e la dottoressa Fazzia per le informazioni cortesemente fornitemi.
(16) Nonostante la buona conoscenza della storia di Morra, non mi è possibile individuare chi abbia contattato per primo il De Mita e come questi sia stato introdotto nel contesto morrese. Ammesso che la traccia giusta vada ricercata nell'ambiente ecclesiastico, si ricordi che in quegli anni erano originati di Morra ben 5 frati francescani e 4 padri Redentoristi e che, come figure di spicco del clero morrese, erano in Napoli molto ben introdotti il latinista don Nicola Del Buono, i fratelli Carlo Maria e Giuseppe Maria De Sanctis, zii del famoso Francesco, i vescovi Nicola Cicirelli e Domenico Lombardi.
(17) Carmela Apuzza: Tesi di laurea presso l'Università di Salerno, Anno Accademico 1980-81, pagine 127-140.
(18) Un particolare degno di nota: in questa chiesa, elevata a parrocchia nel 1931, predicò nel 1735 e nel 1737 S. Alfonso dei Liguori.
(19) Gennaro Vespucci: " Forino attraverso i secoli " Avellino 1982, vol. II pag. 289.
(20) La segnalazione su questo De Mita mi è stata fornita dal1'amico Pompeo Russoniello che negli ultimi anni ha richiamato l'attenzione sull'opera di Andrea Miglionico, pittore giordanesco tra '600 e '700. Mi auguro, che anche per il De Mita faccia seguito 1'interesse accademico, ad esempio attraverso tesi di laurea, come già avvenuto per il Miglionico. Invito inoltre chiunque desideri segnalarmi dati e notizie su Vincenzo De Mita a scrivermi in Roma, via Ugo De Carolis, 73.
1a Questa tela è stata segnalata e commentata da don Pasquale Di Fronzo,
noto studioso di storia locale, nella sua opera, "L'arte sacra in Alta Irpinia",
Torrette di Mercogliano (AV), 1998, vol. III, pag. 132
2a Si tratta di "Marmora, Cineres et nihil" edito nel
1982.
3a G. Parente: "Origine e vicende ecclesiastiche della città di
Aversa", Napoli, 1856.
4a Per eventuali segnalazioni il mio indirizzo in Roma è: via Ugo De
Carolis 73, CAP 00131