Introduzione

Una rievocazione storica fantasiosa, romantica: questo era il rischio.
Invece Marchesiello si è posto dinanzi al problema con umiltà, partendo dai dati oggettivi, pochi, anzi pochissimi, direi minimi. Eppure vi sono ancora, dopo tanti secoli, dopo tante distruzioni, e della natura con quei suoi rovinosi terremoti che quasi con impudenza hanno a più riprese colpito l'antica Foie, ma anche degli uomini, vuoi per necessità di sopravvivenza, vuoi, e quanto spesso!, per pura ignoranza ed incuria. Pur tuttavia, sempre nella mente e nel cuore dei Foggiani era rimasto il ricordo, magari confuso, di un palatium antico di un antico imperatore, che proprio qui, in mezzo al Tavoliere aveva riposto una reggia principesca. Che poi era non solo residenza, o luogo di deliciarum, ma vero e proprio centro politico, da cui il potere si irraggiava per un territorio vastissimo, dalla Sicilia alla fredda Germania, perché, come ebbe a dire Goethe nel suo memorabile viaggio in Italia, "È in Sicilia che si trova la chiave di tutto".
Federico II degli Hohenstaufen era nato a Jesi, nelle Marche, ma divenne, per l'ammirazione e la predilezione di questa terra, puer Apuliae, e qui volle, proprio a Foggia, in quel suo palazzo ornatissimo ma anche provvisto di quanto serve a dominare, fissare momenti importanti, memorabili, sia per la difficile politica di accordi diplomatici fra i potenti di allora, sia di atti capaci di tenere unite genti diversissime per cultura, etnia, tradizioni, lingua. Europeo ante litteram, quando una divisione territoriale era un puro gesto politico che non scalfiva ancora del tutto quel sostrato unificante che era stato il mondo romano, Federico II ci appare nella ricerca storico-artistica di Marchesiello quel misto di "leone e volpe" che forma il vero Principe, al dire, e quanti secoli dopo!, di Macchiavelli.
Tuttavia l'aspetto umano di Federico, il suo carattere e le sue vicissitudini, pur sempre presente nel corso del libro, non sono predominanti. Non era questo l'intendimento dell'autore, che nell'ampia bibliografia riportata nelle note, rimanda a studi storici specifici, tutti puntigliosamente consultati, per chi volesse approfondire questo o quell'altro aspetto della complessa figura di Federico. A lui interessava trovare le sparse vestigia del Magnifico Palazzo, quei pochi resti che ancora sopravvivono qua e là, ma che bisogna cercare con pazienza e con la guida di chi ha saputo vedere quanto tutti gli altri sfiorano, magari ogni giorno, incuranti e indifferenti. Non si tratta solo di quei frammenti eclatanti che sono "l'archivolto, l'epigrafe federiciana e la cinquecentesca lapide commemorativa", isolati e privi ormai di un pur minimo contesto originario, bensì di quelle "orme" che possono ancora aiutare a ricostruire la trama dl un quadrilatero vastissimo che, in quel lontano Medioevo, costituiva il cuore pulsante della città. Così la paziente ricerca inco-mincia dai primordi, vale a dire dalle prime testimonianze scritte del sorgere dell'antico Foie, dalle iniziali diatribe con la vicina Troia, dal suo caparbio emergere dalle ceneri del mondo romano, come erede dell'antica Arpi, per capire come proprio qui volle stabilire la sua dimora un imperatore germanico, che pur aveva reggia favolosa nella splendida Palermo. Tutte le testimonianze scritte sono state consultate e ne esce un quadro molto chiaro, di facile lettura anche per chi non è avvezzo al difficile e a volte astruso linguaggio dei "tecnici", capaci di spezzettare la storia in tante microstorie, ma che pure sono indispensabili ad ogni ricostruzione.
A poco a poco, attraverso la comparazione visiva di antichi disegni, tutti riportati nella ampia documentazione grafica e fotografica attraverso la attenta lettura di antiche testimonianze, attraverso un percorrere incessante delle strade odierne alla ricerca di sia pur minime vestigia attraverso il discendere in quei sotterranei che ancora fortunosamente recano intatti i segni di una architettura medievale e che con tutta probabilità sono quanto resta dell'antico palazzo (e non sarebbero degni di essere tutelati e magari ancora più attentamente studiati e perché no, resi visitabili?), finalmente emergere il tracciato dell'antico amplissimo quadrilatero che ancora permea il tessuto urbano dell'odierna Foggia. Ma dell'alzato. Quanto possiamo ricostruire e in quale forma? Puro romanico, di quel "romanico pugliese" proprio di una straordinaria stagione artistica, che giunge fino alla punta estrema della penisola, o gotico in primis, antesignano di nuovi tempi? Sappiamo che l'innato desiderio di Federico di costruire incessamntemente era volto al nuovo, per non restare indietro, ma essere sempre il primo in tutto. Non è forse vero che si colgono nelle sue infinite costruzioni e civili e militari le strutture di una architettura sempre in movimento, che teneva costantemente conto dei più avanzati traguardi tecnici, con imprestiti dal mondo cistercense, da quello gotico borgognone e memore infine degli arditi risvolti dell'arte costruttiva islamica? Tuttavia oggi con i pochi elementi in essere non siamo proprio in grado di ricostruire questo alzato, anche se ci confrontiamo con quanto rimane dei palazzi di città vicine, come Lucera, ne ci conforta la presenza nel territorio di incastellamenti di tipo nordico come i donjons.
Ma se osserviamo con attenzione, senza uscire dalla città, quel mirabile monumento che è la Cattedrale dove la facciata nella sua parte inferiore è tutto un emergere di arcate digradanti e di losanghe di tipo romanico, se dunque confrontiamo questo aspetto visivo con l'arco splendido del portale federiciano, se ancora scrutiamo (e l'autore nella parte figurativa ce ne offre una comoda occasione), le volte dei sotterranei che con tutta probabilità costituivano i bastimenti del palatium, allora siamo portati a ritenere che la costruzione foggiana sia stata una delle prime nel territorio pugliese e nella Capitanata in particolare, con quel suo "romanico" così pregnante, ed a buon ragione possiamo ritenere che maestri architetti foggiani con la loro importante esperienza siano stati presenti nelle costruzioni federiciane del territorio, quasi certamente successive alla dimora di Foggia.
Il    vero merito di questa interessante ricerca sta nell'avere riunito, per confrontarli, documenti scritti, i grafici, le tradizioni orali, nonché tutte le ipotesi fino ad ora fatte sul sito e sulla tipologia architettonica dell'antica sede di Federico II, perché ne scaturisse un quadro chiaro ed armonico quale solo sa fare chi ama la propria terra, e sa che non si costruisce futuro di pace se non si conosce il proprio passato.
Se poi a tutto questo aggiungiamo un dire chiaro e comprensibile, e se, senza voler forzare la veridicità storica mai negata, aggiungiamo un'immagine ideale del palazzo che scaturisce nitida dal sentimento, quale sa creare un artista del pennello come Marchesiello allora possiamo dire che il tempo della ricerca ha dato i suoi frutti, e gliene siamo grati.

Dott.ssa Giuliana Gardelli