PREFAZIONE
In un'epoca come quella attuale, in cui varie discipline - talvolta
solo apparentemente nuove - vengono introdotte nei vari settori dello scibile, e specie in
quelli che riguardano l'ambiente e la sua tutela, può essere utile la presente monografia
su Palazzo Dogana, che forse è la prima che riguardi un edificio della città di Foggia.
Varie città e paesi basano parte del loro programma economico sull' industria turistica
che, a sua volta, trova fondamento valido specie sui motivi architettonici o più in
generale su quelli storici e urbanistici; sarebbe, quindi, opportuno ricercare detti
motivi anche nella nostra città, con perseveranza e con passione, in modo concreto,
perché finalmente le tante parole buttate al vento nei consessi rappresentativi e nelle
piazze trovino il loro naturale approdo in una prospera e pacifica. realtà sociale.
Il valore di Palazzo Dogana va ben oltre le finalità appena accennate, perchè esso dal
remoto 1735 non è solo un elemento architettonico inserito nell'urbanistica foggiana, ma
rappresenta la sede dell'autorità e della cultura che si irradia ben oltre i modesti
confini cittadini e provinciali. Se, poi, si ritiene in generale che gli atteggiamenti
delle autorità e il loro modo di legiferare e di operare coerentemente nella vita
quotidiana sono da sempre le "lezioni più pratiche" per l'educazione e la
formazione di un popolo, ebbene si potrà vedere quanto le varie popolazoni soggette alla
Dogana, e quella foggiana in particolare, seppero imparare dai loro amministratori di
Palazzo Dogana!
Architettonicamente lo stabile non è un'opera d'arte, nè per la sua costruzione furono
adoperati materiali di gran pregio. In vari documenti lo si ritrova come Regio Dohanal
Palazzo, ma è certo che mai ebbe dalla Corte di Napoli il riconoscimento ufficiale
dell'appellativo Regio.
Il suo atto di nascita in quel sito, piuttosto casuale, è legato a due eventi: quello
funesto del martedì santo 20 marzo 1731, che rovinò paurosamente anche il vecchio
Palazzo Dogana, e quello socio-culturale di cui si era fatto da tempo solerte promotore
Mons. Emilio Giacomo Cavalieri, Vescovo cli Troia.
Il tetragono edificio ebbe edificazione lunga nel tempo, difficile e
travagliata, sicché chi lo visita oggi ignorando il suo passato non può avere idea
alcuna delle radicali differenze di consistenza che si sono avute nel corso dei suoi
duecentoquaranta anni di vita.
L'idea di questa monografia è maturata piuttosto lentamente Gli eventi del febbraio 1973,
che portarono all'abbandono del Palazzo da parte dell'Amministrazzone Provinciale, mi
resero piuttosto curioso, per cui iniziai nel novembre successivo un'indagine statica che,
accompa gnata da qualche nota storica, apparve sul quotidiano "Il Tempo" tra il
giugno del '74 e il marzo del '75, in una serie di quattro articoli. Alcune differenti
caratteristiche delle strutture di fabbrica, il particolare fascino che l'edificio
abbandonato e certi suoi particolari ambienti esercitano sui visitatore attento e le
affettuose sollecitazioni del dr. Pasquale Di Cicco, Direttore dell'Archivio di Stato, mi
fecero decidere di approfondire le ricerche che, dall'Archivio di Stato di Foggia, mi
portarono a quelli di Napoli e Lucera e all'Archivio Storico Diocesano di Troia. Utili
elementi ritrovai nell'Ufficio Tecnico Erarìale e nell'Archivio notarile di Foggia.
Note biografiche su Mons. Cavalieri mi furono fornite da Padre Domenico Vizzari, dei
Missionari Ardorini in Montalto Uffugo, Postulatore Generale della Congregazioni per la
causa di beatificazione e canonizzazione di Mons. Emilio Giacomo Cavalieri.
Il lettore troverà, soprattutto nelle note,varie cìtazioni di nominativi tutt'ora
diffusi in Foggia e altrove, nonché di eventi locali e di termini tecnici d'epoca; mentre
sui grafici leggerà le indicazioni degli ambienti e delle strade nei termini riportati
sui documenti consultati.
Il secondo capitolo è dedicato al vecchio palazzo della Dogana, mentre il terzo riguarda
il Seminario di Mons. Cavalieri.
Ho cercato di dare in forma piana e chiara, con molti riferimenti specie alla storia
locale, un'idea abbastanza limpida sulle pesanti traversie di un edificio e
sull'istituzione che da esso, per secoli, dominò la vita pubblica e plasmò la forma
mentis dei cittadini. In regime di libertà, nel quale oggi molti credono di vivere senza
concretamente dimostrarlo, per opportunismo o per tornaconto personale, sarebbe suicidio o
viltà rinunciare alla libera e soprattutto onesta espressione del pensiero. E sia,
questo, limpido e lungimirante, perchè - come tante volte inutilmente scritto - possano
realmente i posteri giovarsi di quel bene del passato che pur dette gioie tra tante
amarezze.
Purtroppo, ancora oggi la storia si scrive sulla scorta. di "documenti ufficiali
" redatti spesso interessatamente dai responsabili della cosa pubblica; sicché
risulta impossibile riferire quanto effettivamente pensava e diceva timorosamente la
pubblica opinione, che è l'effettivo specchio della situazione sociale d'ogni tempo.
Il lavoro non è scevro da manchevolezze dovute alle gravi perdite subite dall'Archivio
cli Stato, da quello Doganale e da quello Comunale. ma è giusto riferire e sottolineare
che le lacune maggiori riguardano i tempi più vicini a noi a causa di un certo
disinteresse nei confronti di documenti che andrebbero gelosamente custoditi.
Al dr. Di Cicco e a padre Domenico Vizzari i più sentiti ringraziamenti per gli utili
indirizzi forniti.
l'A.