Foggia. Note di storia medievale


La ripresa economica che si ebbe in Europa all'affacciarsi del nuovo millennio, della quale centro propulsore fu ancora una volta il mondo rurale, vide il consolidarsi di una migliore stabilità sociale dovuta principalmente all'esaurirsi delle grandi incursioni barbariche. Nuove tecniche dettero maggiore fiducia nell'affrontare le difficoltà materiali della vita. In questo senso un certo beneficio si ebbe con l'adozione del collare rigido e della ferratura, che moltiplicarono il rendimento degli animali da tiro, e con l'estendersi dell'uso dei mulini ad acqua.
Le migliorate condizioni della vita in Puglia erano anche il riflesso di uno dei più felici periodi dell'Impero Romano d'Oriente. Nella stessa regione adriatica, tra la fine del X e gli inizi del XI secolo, tale "sicurezza" produsse tra l'altro flussi migratori dalle zone agricole interne ai centri costieri. Agli stessi luoghi approdarono popolazioni orientali e balcaniche d'Oltremare appartenenti anch'esse all'orbita culturale bizantina. Le città pugliesi cominciarono a mutare d'aspetto. Da documenti dell'epoca è attestato una certa attività edilizia sia di carattere pubblico che privato. La diversificata composizione etnica della società di allora - latini, Ebrei, Longobardi, Bizantini, Slavi, Armeni e, in ultimo, Saraceni - pur negli inevitabili contrasti, vivificò sensibilmente l'economia pugliese, precedentemente per lo più agricola. facilitando l'emergere dei nuovi ed agguerriti ceti mercantili 1
Nell'ottica delle antiche dinamiche sociali dl questa regione, attraverso le quali i nuovi strati emergenti si spinsero alla ricerca di ulteriori percorsi commerciali, si inquadra lo sviluppo del sito foggiano posto al centro di una pianura non molto popolata ma ricca di risorse agricole e naturalistiche sufficienti a sostenere le attività produttive delle genti di Capitanata del XI e XII secolo.
Una delle prime attestazioni della presenza di un nucleo abitativo fa riferimento al 1100 ed è nella conferma del papa Pasquale II dei beni pertinenti al vescovato di Troia che include Sanctam Mariam de Focis. 2
Maggiore importanza riveste un documento del 1125 in cui è citato un certo Angelo che offriva, per il bene della sua anima e di quella dei suoi genitori, un ospizio per i pellegrini alla chiesa di S. Tommaso. E' un indizio questo della presenza di un nodo stradale di un certo rilievo costituito dall'abitato fortificato (castrum) e da un vicino sobborgo (burgus). 3
Il centro foggiano acquisterà sempre maggiore Importanza dovuta al progressivo impaludamento delle antiche strade costiere le cui località più importanti erano ormai decadute4 (Fig. 1). Lentamente l'abitato svilupperà il ruolo di mediatore (sostenuto da Arpi nell'antichità) nei traffici che si svolgevano tra la costa daunia e gli Appennini, fino al Tirreno e in quelli che collegavano il sud del tavoliere ed il Subappennino al Gargano (Fig.2). La stessa località compare in un altro privilegio, quello di Adriano IV, concesso nel 1156 al vescovo di Troia, Guglielmo. Nel 1180 in un altro "favore" di Alessandro III, sempre alla cattedrale di Troia, il luogo è citato come Villam Foie ecclesiis suis. 5
Sembra che il primo nucleo insediativo abbia roteato attorno alla chiesa di Santa Maria e si sia rapidamente incrementato tra l'ultimo quarto dell'XI secolo ed il primo quarto del XII.6
In epoca normanna nel centro dauno esistevano già numerose chiese, alcune delle quali più tardi furono oggetto di saccheggio da parte dei Troiani sostenitori del partito di Ottone IV.7
Da un documento vaticano datato 28 Settembre 1204 si apprende che Innocenzo III invitava il vescovo di Termoli e l'abate di San Giovanni in Lamis ad indagare sulle lamentele espresse dal Capitolo di Foggia in relazione alle prepotenze del clero di Troia, a porre fine agli scandalosi contrasti fra la due città del Tavoliere e ad instaurare fra di esse una pace duratura,
Nelle descrizioni dell'arciprete Giordano, che spiegano le ragioni della resistenza opposta al vescovo di Troia, si susseguono le erudite argomentazioni che riconducono ad Arpi le origini diocesane di Foggia e, quindi, le legittime richieste avanzate nei confronti di Troia .8 Come sia andata a finire la diatriba, non si sa, ma si può immaginare che l'aspirazione della novella città a succedere in senso storico all'antica Arpi era determinata dall'ambizione di controllare i territori circostanti attraverso un autonoma giurisdizione amministrativa. L'esistenza dei fossati, cui si fa cenno nel documento, fa intendere che a quella data non vi erano apprestamenti difensivi realmente efficaci. La città doveva barcamenarsi fra le reiterate minacce dei Troiani, che riuscivano alcune volte a deturparla, e la benevolenza dei regnanti.
Sotto Tancredi i cittadini, eredi dei miti di Diomede, ottennero i Privilegio libertatis ed il permesso di fregiare la città del titolo di civitas.9
Al tempo di Enrico VI per evitare i distruttivi disegni che il cancelliere imperiale e vescovo di Troia, Gualtieri di Palearia, aveva segretamente preannunciato, i Foggiani, sborsando una cifra pari a ottomila once d'oro, chiesero la protezione dell'imperatore tedesco che confermò la loro "libertà , ma obbligo il clero foggiano all'obbedienza verso il vescovo-cancelliere. L'alto prelato per parte sua ne ricavò 300 once d'oro! 10. Da Riccardo di San Germano apprendiamo che in seguito i Foggiani dovettero subire nel 1230, come punizione della rivolta dell'anno precedente, avvenuta insieme alle altre città del Tavoliere (Civitate, Casalnuovo.,San Severo), l'abbattimento delle mura difensive da parte di Federico II. 11
Nel 1234 o 1235 Foggia e Troia, per motivi di egual natura, furono costrette a riscattarsi rispettivamente con un ammenda di 3600 e 3400 once d'oro. 12
Prima dell'abbattimento del 1230 Foggia dunque era dotata di mura difensive vere e proprie e non più solo del labile fossatum come quello descritto dall'arciprete Giordano. Ma da allora sembra che la città non abbia più riedificato le proprie mura. 13
Le premesse politiche che avrebbero soddisfatto le rivendicazioni autonomistiche del centro foggiano sì stavano delineando.
Federico II dopo la vittoria a Bouvines presso Tournei del 1214 ottenuta dall'alleanza con Filippo II Augusto di Francia contro Ottone IV di Brunswick ed il re inglese Giovanni Senza Terra, si affermò definitivamente quale difensore del Sacro Romano Impero (Fig. 3). Con una attenta e fortunata campagna di alleanze condotta in Germania fino alla sua partenza per l'Italia si assicurò la fedeltà dei baroni tedeschi. Nell'agosto del 1220 lasciò alla tutela dell'arcivescovo Enghelberto di Colonia il figlio Enrico. Nell'autunno dello stesso anno partì dalla Germania, che non avrebbe rivisto per quindici anni e, pervenuto a Roma, ricevé da papa Onorio III la corona imperiale e l'insegna di Crociato.14
Nel febbraio del 1221 entrò per la prima volta in Puglia.
In seguito egli esprimerà più volte la sua ammirazione per le bellezze naturali esistenti in Sud-Italia. Paragona il Regno di Sicilia ad un giardino di delizie nella foresta selvaggia, al porto sicuro nel mare tempestoso dell'impero e, attraverso le parole di Salimbene de Adam, lo confronta addirittura alla terra promessa.15
E significativo è il fatto che non si considerava uomo delle Marche pur essendo nato a Jesi, nè della Sicilia ( a Palermo aveva vissuto un periodo della propria infanzia nella reggia normanna del nonno Ruggero II) ma accettava di essere considerato "figlio di Puglia". 16
Nelle estese zone del Tavoliere aveva intravisto la possibilità di dare sfogo alla sua grande passione di cacciatore ed esperto di uccellagione. inoltre aveva compreso che il territorio pianeggiante di Capitanata ricco di cereali ed armenti, bene si presenta ad un sicuro approvvigionamento delle sue truppe Ma il motivo principale che aveva spinto il Regnante a scegliere Foggia quale propria sede era la necessità di reperire un insediamento strategico da cui poter amministrare agevolmente i suoi vasti domini, la Germania ed il Regno di Sicilia (Fig. 4) e stare più vicino a Roma ed agli animosi Comuni dell'Italia Settentrionale. Palermo, che era all'estremo sud dell'impero, perdeva il suo antico ruolo di unica capitale, pur rimanendo fra le più popolose e ricche città del regno. Federico II elevò, quindi, Foggia a sede reale ed imperiale; lo leggiamo nella lapide posta sotto l'arco superstite che data al 1223 l'anno di costruzione del palazzo (Fig. 6). Per un trentennio la sede foggiana vide roteare attorno a sé gli interessi della turbinosa politica sveva. Gli ospiti del palazzo foggiano avranno udito i discreti consigli del Cancellarius magnus Pier delle Vigne, del maestro giustiziario Taddeo da Sessa, dell'arcivescovo Berardo da Palermo ed avranno captato il bisbiglio di altri personaggi della cerchia imperiale.17
Nel 1226 la reale dimora ebbe ospitel'Emiro Fahr-ad-Din, ambasciatore del sultano egiziano Malik-al-Kamil (subito dopo Federico II manderà come suo plenipotenziario a Gerusalemme il conte Tommaso d'Aquino). Da Foggia nel 1232 il Sovrano fece spedire missive per tutto il regno per la convocazione a San Germano di rappresentanze delle principali città per la discussione sui dazi di mercato. Nel 1240 il palazzo ebbe ospite l'infante di Castiglia, Federico.
Nello stesso anno fu sede delle Novae Costitutiones che erano il prosieguo delle emanazioni legislative iniziate a Capua. Nel 1241 vi morì la nobile consorte, Isabella d'Inghilterra, nel dare alla luce una bambina. Per tutto l'inverno del 1244 la città vide la presenza ininterrotta del Custode del Sacro Romano Impero.
Foggia divenne centro politico ed amministrativo di tale importanza quale nessun cittadino, antica vittima delle prepotenze troiane avrebbe mai potuto sperare.