Capitolo 1

LA DOGANA DELLE PECORE E IL TRIBUNALE DELLA DOGANA.

CONFLITTI SOCIO-ECONOMICI.

Tutte le istituzioni sulle quali poggiava il sistema economico feudale subirono una determinante scossa nelle nostre contrade verso la metà del XV secolo. La Puglia offrì da sempre validi pascoli agli armenti e, in particolare, il Tavoliere si rivelò la terra tra le più idonee ad ospitare uomini e animali nel periodo settembre - maggio; sicché varie consuetudini si erano consolidate nei secoli e regolavano i rapporti tra i diversi ceti sociali legati alle attività campestri.
Il diploma del 1° agosto 1447, che dal campo di Tivoli il Re Alfonso I d'Aragona inviò al suo valido collaboratore Francesco Montluber, rappresenta l'atto ufficiale costitutivo della Dogana della mena delle pecore in Puglia e, in sostanza, confermò le consuetudini affermatesi nel passato nelle province di Penne (Abruzzi), Capitanata e Terra di Bari. Il Montluber, nominato Doganiere a vita e Procuratore speciale del Re, avvalendosi della sua ampia potestà, si adoperò anche con norme aggiuntive per assicurare e affrancare in nome del Re chiunque avesse voluto far svernare in Puglia le sue greggi e i suoi armenti.
Egli si rivolse alle Università, ai baroni, ai mercanti, ai pastori, ai fattori e ai gregari estendendo l'assicurazione e l'affrancamento non solo agli animali, ma anche alle persone, alle loro suppellettili e alle mercanzie, per modo che ognuno doveva potersi trasferire liberamente in Puglia senza impedimenti o danno alcuno da parte dl vassalli regi, soldati o altri sudditi del regno.
A tutela immediata dei pastori e dei loro beni, per il primo articolo delle istruzioni di Alfonso I, il Montluber assunse a sue spese cinque cavallari, detti in seguito lupi della Dogana, tre famigli e un ragazzo che dovevano scorazzare a cavallo per i pascoli della Dogana per il migliore e più rapido assolvimento dei compiti loro affidati.
I pascoli della Dogana in Puglia erano costituiti dai vasti territori del real demanio, dalle terre straordinarie solite e dalle terre straordinarie insolite. Quelle straordinarie solite furono dalla regia Corte acquistate in perpetuum da privati, università, chiese e baroni per il periodo 29 settembre - 9 maggio, mentre nei mesi estivi, ossia durante la statonica, rimanevano a disposizione dei proprietari.
Per non decretare la fine completa dell'agricoltura, il Montluber lasciò ai proprietari, per fini agricoli, le cosiddette terre di portata, con il vincolo di non coltivare, ma di lasciare salda (terre salde) per il pascolo del bestiame da lavoro, la quinta parte di esse che fu detta mezzana.
Le terre straordinarie insolite erano quelle costituenti i feudi aggiunti di Orta, Castelnuovo, Cividale e Iliceto (Deliceto). Nel 1465 il Doganiere Gaspare Castiglione le destinò alla Dogana, senza aggregarle ad essa, solo per far fronte ai casi d'emergenza. I proprietari di detti feudi potevano comunque disporre a loro piacimento delle terre qualora venivano meno le necessità della Dogana.
Forti delle garanzie reali, calavano dunque speranzosi i pastori con greggi e armenti specialmente dai monti degli Abruzzi, accompagnati da torme di causidici, agrimensori o compassatori, fabbri, sellai, bastai e tanti altri che esercitavano attività comunque legate alla pastorizia.
La pacifica invasione delle ventitrè Locazioni in cui erano stati divisi i pascoli doganali avveniva attraverso una ben definita rete di tra\tturi, bracci, tratturelli e riposi: una distesa enorme di territori pugliesi, valutata in 15641 carra nel 1548 e in 18600 carra verso la metà del '7001. I pastori che si stabilirono nelle poste e negli stazzi delle Locazioni furono detti Locati. Essi, gelosi dei tanti privilegi concessi dalla Corte, ebbero naturalmente nemici i baroni e le università, colpiti dai provvedimenti regi. (v. tav. I).
Perciò, essi ritennero opportuno costituire l'Universitas o Generalità dei pastori che eleggeva tre Sindaci Deputati generali con funzioni affatto ampie: difatti, essi tutelavano i privilegi dei pastori, assistevano spesso il Doganiere nelle cause interessanti i locati, avanzavano petizioni e suppliche, proponevano e sostenevano i giudizi a favore dei locati anche nella regia Camera della Sommaria in Napoli. Spesso le suppliche venivano rivolte direttamente al Re2.
Varie associazioni minori di pastori sorsero tra cittadini della stessa terra che avevano conseguito la situazione nella medesima regione. I loro deputati (postaioli) avevano scarsa autorità, tuttavia potevano e dovevano vigilare sulle divisioni delle poste e degli stazzi, sulla difesa dei pastori e dei loro beni, e infine potevano scegliere i difensori dei loro rappresentati nei giudizi innanzi al Doganiere.
Ovviamente, tutta l'organizzazione dei beati veniva sostenuta dagli stessi con contributi che andavano da un tornese ai prodotti della pastorizia (cacio e lana). Ed è qui doveroso aggiungere che la Generalità dei pastori ebbe varie occasioni per intervenire in modo tangibile in varie contribuzioni a favore dei poveri e delle opere pie3.
I beati pagavano direttamente alla Dogana 132 ducati per 100 pecore, e questa pagava la fida ai proprietari nella misura di 100 ducati annui, cosicchè i pastori rispondevano direttamente al Doganiere sia civilmente che penalmente. Sui pascoli, a seconda della loro qualità, essi potevano menare da 80 a 100 pecore per carro, oppure 16 - 18 animali grossi.
Le pianure pugliesi, e quella dell'attuale Tavoliere in particolare, subirono radicali trasformazioni sia nelle strutture che nelle infrastrutture allora esistenti. Le fondamenta dell'economia feudale sprofondarono sotto il peso dell'industria pastorale!
L'agricoltura, non più sostenuta dalla Corte, dovette cedere il passo alla pastorizia abbandonando molti casali e tante masserie4 edificate sin dall'epoca angioina. Il Tavoliere, già tanto popoloso, andò degradando anche demograficamente, mentre le acque non più regolate dall'uomo stagnarono e provocarono perniciose epidemie. Le stesse strade deperirono per buona parte, mentre la vegetazione tanto cara agli agricoltori divenne facile preda di greggi e armenti affamati e assetati.
Convissero, comunque, nel Tavoliere locati, massari di campo, curatoli, gualani, buttari, buttaracchi e capi buttari5, ma la loro coesistenza fu spesso turbata da eventi violenti che ebbero origine nell'eterno contrasto d'interessi tra locati da una parte, baroni università e privati dall'altra. Occorre, comunque, precisare che tra le cause dei dissensi, anche tra gli stessi locati, rientrarono spesso gli sconfinamenti, i furti e gli atteggiamenti vessatori e autoritari di quei cavallari e famigli che, pur di origine popolare, mal rappresentavano in sito la Regia Dogana.
Ad aggravare la tensione sociale nelle locazioni contribuirono le molteplici diversità d'usi e costumi delle popolazioni, lo stato di promiscuità in cui la vita si svolgeva e, non ultimo, certi vessatori provvedimenti ed atteggiamenti delle autorità doganali e di quanti all'ombra del Tribunale fecero lauti e facili guadagni.
Per modo che i sudditi del Regno di Napoli, ricadenti sotto la giurisdizione della Dogana, dovettero sovente assumere posizioni adeguate per fronteggiare le diverse situazioni in cui venivano a trovarsi, se necessario contrapponendo astuzia all'astuzia, inganno all'inganno, furto al furto e violenza alla violenza.
Il suddito, nell'incertezza del suo diritto che vedeva frequentemente calpestato in modo vile e vergognoso, assoggettato ai vari raggiri dei parolai che prosperavano in Tribunale, si vide costretto a esaminare e riplasmare la sua indole, a far di se stesso un altro, pur di non soccombere. Egli obbediva, forse senza saperlo, ad una spietata legge naturale che mai conobbe e mai conoscerà limite nel tempo!


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Il Doganiere aveva praticamente potestà assoluta in materia civile, criminale e amministrativa dagli Abruzzi alla Puglia, dalla Basilicata alla Calabria citeriore, e forse, dopo il Re, era la prima autorità del Regno almeno per l'autonomia di cui godeva.
Assisteva alla professazione dei locati6, assegnava pascoli, emanava bandi, stabiliva prezzi, faceva riparare e costruire opere pubbliche e, in Foggia, influiva sull'università, sugli ospedali e sulle opere pie.
Nella stanza della Ruota ( o Rota), adiacente al gran salone del Tribunale, egli solo aveva un pomposo seggio con baldacchino e, attorno a lui, a completare il Tribunale Doganale, sedevano il Credenziere7, l'Uditore8 e il Mastrodatti9. Molto più tardi, nella composizione del Tribunale, entrò all'occorrenza l'Avvocato dei poveri con lo stipendio annuo di novanta ducati.
Dal secolo XVII il Doganiere10 " si chiamò Governatore Generale, e Presidente Governatore quando l'Ufficio fu dato a un Presidente della Camera della Sommaria.
La carica di Doganiere, come quelle dei suoi più stretti collaboratori, fu per gran tempo in vendita " al miglior offerente ", e dal 1580 al 1646 si arrivò ad offrire fino a quarantamila ducati pur di acquistare " il potere" ). Naturalmente, gli "acquirenti" ebbero sempre fretta di ricuperare le somme spese e di realizzare lauti guadagni, anche col malgoverno11 ".
Il malgoverno non diminuì neanche quando il Re, nel 1646, impedì la vendita delle cariche e sostituì il Credenziere con l'Avvocato fiscale, giudice della Vicaria, attribuendogli uno stipendio annuo di 500 ducati. Le mansioni economiche, già proprie dei Credenzieri, furono affidate a due Scrivani del Regio Patrimonio.
Nella gerarchia del Tribunale della Dogana seguono il Mastrodatti12, ovvero il Segretario - Cancelliere che doveva aver soprattutto cura dell' Archivio, i vari Scrivani del Regio Patrimonio, delle Passate, delle Terre Salde, del Libromaggiore13 e della Percettoria o Ricevitoria. Agli Uffici amministrativi e fiscali era annessa la Banca dei Cambi.
C'erano, poi, i già menzionati cavallari14  famigli e ragazzi che operavano direttamente nelle locazioni; ma essi, seppur di origine popolare, non furono da meno dei loro superiori, nei limiti consentiti dalle possibilità, nel vessare con tracotanza e spesso uccidere quei ìocati che si opponevano alle loro assurde e disoneste pretese.
Essi possono ritenersi come ennesima riprova che il " velenoso bacillo del potere - profitto ") colpisce ogni strato sociale quando non trova organismi moralmente forti!
Al di fuori dei quadri ufficiali della Dogana, ma strettamente legati ad essa, bisogna considerare i pesatori della lana e i compassatori o agrimensori, che come i cavallari e i loro aiutanti ricevevano la patente dal Presidente Governatore solo dopo un vero e serio esame.
In Palazzo Dogana, salvo brevi periodi, risiedettero le massime Autorità, il Tribunale, gli uffici annessi di cui innanzi e l'Archivio. Gli stessi detenuti civili e criminali dimoravano penosamente sotto i talloni dei loro giudici, in penosi e squallidi " fondaci o bassi ").
Al Tribunale era annessa la Cappella ove i giudici ascoltavano la messa prima dei processi; quindi la Stanza della Rota o Ruota, sorta di camera di consiglio da cui si accedeva alla Stanza della Corda. Qui venivano" energicamente interrogati " i colpevoli e talvolta i presunti tali.
I proventi della Dogana, pur se incostanti ovviamente (ai primi del '700 essi furono di appena 187.000 ducati), costituivano un cespite importantissimo per la Corte di Napoli, che esercitava su di essi il massimo controllo. Occorsero speciali autorizzazioni reali onde utilizzare talvolta quei fondi per la costruzione dell'attuale Palazzo Dogana che, secondo il Re, doveva compirsi con i proventi delle pene15.
Nel salone del Tribunale era un continuo affollarsi di baroni,locati, agricoltori, alguzzìni o esecutori, avvocati e comuni cittadini. Gli avvocati erano particolarmente cresciuti di numero16 a conferma che i rapporti sociali erano piuttosto tesi e le liti alquanto frequenti. C'erano, poi, a tutela dell'ordine, un tenente e ventotto soldati.
I processi si svolgevano quasi sempre in un'atmosfera gravida di tensione e interessavano più frequentemente i locati, sempre più respinti dagli agricoltori e dai baroni che, ad onta delle disposizioni doganali, tentavano di estendere le loro colture; ma non di rado anche i baroni
e gli agricoltori dovettero dar conto alla giustizia per i loro atti di ribellione alla Corte, nella quale vedevano un costante nemico.


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Quel salone del Tribunale di Palazzo Dogana, di cui oggi non possiamo ammirare la copertura con la finta volta, le dipinture, le decorazioni e i fregi che l'ornavano quando fu completato nell'estate del 1762, si può ritenere sia stato, pur tra notevoli e talvolta dolorosi contrasti sociali, anche e soprattutto un attivo centro culturale che tradusse spesso fedelmente in atti legislativi i secolari usi e costumi di tante diverse popolazioni, dalla cui travagliata fusione derivano quelle attuali. E quegli atti che son potuti arrivare sino a noi sono curati e conservati gelosameflte nell'Archivio non più annesso al Tribunale, ma sempre tenacemente racchiuso tra le vecchie maestose mura del Palazzo Dogana, che è la sua secolare e naturale sede.
Un tesoro culturale che, per quanto in varie sue parti sia intellettualmente alla portata di tutti, non trova ancora, purtroppo, sufficiente apprezzamento.
Assume particolare valore culturale lo stesso edificio, sia considerato come elemento opportunamente inserito nell'urbanistica cittadina, che esaminato nelle sue linee architettoniche semplici e nelle sue strutture di fabbrica. Valore che potrebbe essere ancor più esaltato se si provvedesse al suo restauro e, per quanto possibile e opportuno, alla sua ristrutturazione interna.
Oggigiorno, nel mentre si predica in nome della cultura la conservazione dei " vecchi ruderi ", occorre badare alla conservazione di quelle opere ancora integre o quasi, che possono e devono rappresentare validi termini di riferimento per gli studiosi.
E il riferimento può e deve avere importanza particolare per Foggia: una città in continua espansione grazie alla sua posizione nel mezzogiorno d'Italia, ma pur tanto spoglia di quegli antichi vestigi che, altrove, rappresentano orgogliosameflte i preziosi tesori tramandati faticosamente alle generazioni future.