Capitolo 8

LA CONSERVAZIONE E LA DESTINAZIONE DI PALAZZO DOGANA


Quando, nell'ormai lontano agosto 1967, si decise la delimitazione dei "centri storici" in tutti i comuni italiani114, evidentemente si intese dare un nuovo assetto all'edilizia dei nuclei abitati disciplinando lo sviluppo urbanistico con riguardo particolare ai caratteri tradizionali dei centri stessi115. E', dunque, quanto mai chiaro il riconoscimento legale delle opere del passato che, per essere tradizionali, hanno conservato e conserveranno per i posteri quei valori basilari alla cultura di ogni tempo. Il  centro abitato ha quasi l'età dell'uomo e, dalle epoche più antiche, è stato studiato in rapporto alle necessità degli abitanti sin quando è caduto sotto il dominio degli affermati dirigenti che han legiferato settorialmente e, spesso, operato in aperta contraddizione con i principi legali. Si sono avute, in tal modo, caratterizzazioni diverse dei tanti quartieri costituenti il " centro ", si da evidenziare le necessità militari e le differenze sociali che durante i corsi storici si erano consondate.
E, quindi, l'attributo "storico" ogni centro l'ha acquisito lentamente e naturalmente nel corso di millenni o di secolì basandolo non sulla legge, ma prima sui rapporti uomo - ambiente senza privilegi di casta, poi sui valori tradizionali e sui costumi, infine su quelli urbanisticamente e architettonicamente piu elaborati e artificiali.
Il    riconoscimento legale dell'attributo "storico" ai vecchi centri urbani, anche se tardivo, giunge quindi opportuno e doveroso a tutela di tutta una complessa cultura che riflette valori positivi e negativi del rnillenario passato, ivi inclusi quelli urbanistici e quelli ecoiogici, tra loro inscindibilmente legati. L'urbanistica e l'ecologia sono discipline d'ogni epoca e non soltanto attuali, secondo talune presuntuose affermazioni116, e in esse s'innestano vaste attività economiche, legate al turismo, che non sono del tutto originali perchè il presente, rispetto al passato, può far valere soprattutto i maggiori beni disponibili e i tanti mezzi atti all'incremento di quelle attività.
E', in ogni caso, altamente qualificante la riscoperta dei centri storici italiani, dopo quella fatta anche nei secoli scorsi da scrittori e poeti stranieri, ed è apprezzabile l'acquisizione degli stessi tra i beni cui turali da tutelare per "investirli" nelle vaste operazioni economiche connesse al turismo nazionale e internazionale. Sarebbe altrettanto apprezzabile e qualificante l'impegno quotidiano dei responsabili, conseguente e coerente all'azione legislativa, teso alla salvaguardia e alla rivalutazione anche di modesti patrimoni edilizi di valore soltanto paesaggistico.
Palazzo Dogana forse soltanto oggi viene riscoperto in quasi tutti suoi angoli più reconditi dei diversi piani e quanto esso può rivelare rappresenta indubbiamente per molti pio che un semplce edificio di contorno ad una piazza, ad un ambiente, che da due secoli conserva in tegre le sue caratteristiche. Costituisce un importante centro di attività cittadina anche se raffrontato a quelli sorti successivamente, non esclusi quelli più recenti, assolvendo compiti essenziali nel complesso tessuto urbano della città di Foggia.
Palazzo Dogana entra di diritto nelle più vecchie tradizioni locali e centro - meridionali per le funzioni assolte sin dal suo nascere e per le eredità che gli vennero dai resti polverosi del vecchio Tribunale Doganale, si inserisce nel contesto urbano quale indispensabile elemento connettivo tra epoche diverse, è opera architettonicamente valida tra le poche che annovera il centro storico e, infine, si presenta ancora efficiente nelle sue strutture che potranno cedere soltanto per colpevole incuria o per gravi fatti accidentali.
La cronistoria dell'edificio ha posto spesso in chiara evidenza le differenze strutturali precisando le varie epoche di esecuzione; l'ultima delle quali va collocata nel secondo dopoguerra, quando la tecnologia era in fase tanto avanzata da offrire ampie possibilità di opere sane e ancor più durature di quelle realizzate nelle epoche precedenti. D'altro canto, fabbricati coevi o addirittura più vecchi del Doganal Palazzo. pur presentandosi oggigiorno con le loro primitive strutture e con secolari sintomi di dissesto, restano indisturbati nei loro siti senza  insidiare la pubblica ìncolumita117.

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Resta, dunque, il problema della conservazione e della destinazione dello storico edificio che non può e non deve costiuire un grave dilemma oggetto di lunghe e spesso inutili dìscussioni nei nei vari consessi democratici. Ogni decisione dev'essere tecnica per avere il carattere pratico e rapido che il caso richiede, e i politici dovranno adeguarsi temppestivamente, nel rispetto della legge, soltanto con provvedimenti ammistrativi di carattere finanziario se non vorranno vanificare le iniziative e i suggerimenti dei competenti.
Nelle lunghe fasi costruttive che portarono all' attuale consistenza di Palazzo Dogana le autorità, per quanto assolute secondo i sistemi delle varie epoche storiche, intervennero sempre positivamente con mezzi finanziari e intluirono relativamente sul  complesso solo per acquisire maggiori attribuzioni di ambienti e non sempre con intenti personali.
Oggigiorno il problema, posto anche in termini legali, esige una doverosa soluzione che non presenta eccessive difficoltà sta per quanto attiene alla statica dei complesso che per quanto riruarda le condizioni  igienico-sanitarie degli ambienti terranei e sotterranei118.
Norma fondamentale è, in ogni caso, la costante opera di manutenzione ordinaria, cui deve seguire quella straordìnaria se imposta dagli eventi.
Per quanto è possibile rilevare dallo stato dei luoghi, sia le coperture che i cornicioni non presentano difetto alcuno, il che contribuisce a far escludere qualunque movimento rotatoria delle strutture murarie ed altresi fenomeni di schiacciamento, di cedimento e di scorrimento. Nè devono trarre in inganno i visibili giunti di  malta sui detti cornicioni, poichè gli stessi, contrariamente alle soluzioni monolitiche che la tecnica attuale consente, furono eseguiti con " elementi distinti " e,
quindi, con giunti di malta, secondo i canoni d'altri tempi.
Le stesse lesioni, rare e modeste, nei solai di copertura dei piani superiori, parallele alle compagifli murarie, non destano preoccupazioni di sorta siccome esse derivano dalla stessa natura delle strutture orizzontali. Queste, per la gran parte in putrelie e tavelloni secondo l'unico metodo un tempo possibile per sostituire gli originali solai in legno castano, a causa dell'enorme differenza dei modulo di elasticità tra ferro e laterizio, presentano "regolari distacchi" lungo le ali d'intradosso su cui poggiano semplicemente i tavelloni medesimi. Un fenomeno inevitabile, dunque, che si verifica in tutti i solai consimili, soggetti ad oscillazioni non certo trascurabili, specie quando le luci assumono valori considerevoli.
La gran parte delle coperture a volta, diverse delle quali rifinite con intonaci pochi anni orsono, si presentano in ottime condizioni e senza lesioni di sorta, così come i pavimenti ai di sopra delle stesse e dei solai. A tal riguardo non possono e non devono suscitare perplessità quelle ampie "fessure" nel pavimento di getto alla veneziana che trovansi nella sala dei Consiglio Provinciale, ovvero nell'ex sala del Presidente Governatore, poichè esse denunciano da tanti e tanti anni il semplice assestamento dei rinfianchi delle volte a crociera e di quelle a botte che coprono gli ambienti sottostanti
L'origine delle lesioni che appaiono sulle strutture verticali si perde nella notte dei tempi e trova spesso giustificazione in pessime riprese di murature senza i necessari collegamenti con quelle ad esse ortogonali, ovvero in tompagnature di vani murari eseguiti senza rispetto per le pià elementari norme dell'arte del costruire. Altre volte, come nella zona bassa ad angolo tra i due vicoli, si giustifica con locali dis sesti cui segui nel tempo una nuova conformazione dell'equilibrio delle strutture, tutt'ora valida, come stanno a dimostrare le integre murature e le stesse volte superiori.
In ogni caso, le lesioni riscontrabili non hanno andamento particolare da denunciare uno qualunque dei fenomeni o movimenti accennati, ed è visibile affermare che gli stessi si possono accertare con indagini esperite direttamente sulle strutture al di sotto del piano campagna. Se c'è cedimento del piano di posa, non si può indagare a tal quota o nelle strutture interrate, ma si osservano le particolari lesioni paraboliche che appaiono alla luce del sole.
In un complesso così ampio non possono, ovviamente, mancare le eccezioni che vanno opportunamente localizzate. Almeno parte di una delle volte a vela a copertura clell'androne su corso Garibaldi va rifatta, mentre qualche altra copertura a crociera, nella zona d'angolo de l'Archivio di Stato, va esaminata previa lenta spicconatura dell'intonaco onde valutare l'opportunità di rifacimenti integrali, pur tenendo conto che su di esse non gravano altri carichi che insistono sui sovrapposti solai.
E' da considerare seriamente l'opportunità di lavori di sottomurazione in corrispondenza delle parti laterali del muro d'ambito dello scalone, a fronte della prima rampa salendo dal cortile119, così come serà necessario seguire per altro tempo ancora l'integra " spia " apposta per verificare il cedimento e la rotazione dei terzo pilastro a destra entrando nel cortile da piazza XX Settembre, anche se i fenomeni sembrano dovuti ad accidentali infiltrazioni d'acqua nel sottosuolo.
A completamento degli interventi sulle strutture murarie sono consigliabili lavori di collegamento tra murature laddove variazioni ed aggiunte risultano eseguite con scarso rispetto della tecnica, curando di limitare le opere al minimo indispensabile onde non causare perniciose variazioni statiche. Senz'altro raccornandabili le iniezionì cementizie di consolidamento sfruttando l'esistenza di intercapedini che in origine furone riempite con malta aerea, crosta e ciottoli fluviali.
Già dagli anni venti i timori di cedimenti delle fondazioni consigliarono le fodere di sottomurazione in mattoni e malta cementizia, poi, negli anni sessanta, secondo un programma di restauro approntato dall'Ufficio Tecnico dell 'Amministrazione Provinciale, rimasto purtroppo solo parzialmente realizzato per mancanza dì fondi, si effettuarono iniezioni e in qualche parte palificazioni al fine di ampliare la base di appoggio.
Ora, in considerazione della particolare natura delle fondazioni, realizzate a sacco mediante conglomerato compresso di calce bianca, sabbia e ciottoli fluviali, con probabile parziale sostituzione della sabbia con pozzolana. il cui uso in Foggia nel '700 è confermato dall'ingegnere Tagliacozzi - Canale, si deve ritenere che le medesime strutture di base siano igroscopiche e prive di ogni carattere monolitico. Donde i provvedimenti tecnici degli anni venti che intesero preservarle senza manometterle, con risultati apprezzabili a distanza di circa mezzo secolo. Ma se gli effetti statici furono efficaci, non altrettanto lo furono quelli igroscopici, malgrado la realizzazione dell'impianto di riscaldamento e il rinnovo delle vespaiature sotto vari ambienti.
Esclusa, quindi, oggi ogni causa di rotazione. di schiacciamento, di scorrimento e di cedimento, la soluzione del problema, oltre a richiedere i rimedi innanzi suggeriti, deve riguardare l'accertamento del livello della falda freatica rispetto a quello delle strutture di base. nonchè la con seguente messa in atto di quegli accorgimenti tecnici miranti prima all'eliminazione di infiltrazioni d'acqua nel sottosuolo e poi al ristabilimento del giusto equilibrio igroscopico.
E' ovvio che gli esiti delle indagini potranno suggerire metodi diversi, oggi in uso con risultati più che apprezzabili, come pure eventuali intercapedini drenanti e processi d' iniezioni cementizie: ma sarà sempre prudente, per la soluzione di questo fondamentale problema di conservazione dello storico edificio, evitare soverchie manomissioni e procedimenti a percussione.
La vita di Palazzo Dogana, anche se appare lunga sulla base delle attuali risultanze, potrà avere nuova linfa per trasmettere ai piu lontani posteri le tradizioni del passato, del presente e dell'avvenire120.

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Per un edificio di ricche e antiche tradizioni, vissuto sinora tra immeritati e lunghi tormenti, bisognoso di ripristini più che di cure particolari, si pone anche il delicato problema della sua destinazione proprio in rapporto alle sue caratteristiche ed alle esigenze della collettività. Questa. per altrettanti travagli che le vengono dalle roventi dispute politiche e sindacali. nonchè dai continui ed aspri conflitti socio-economici, è spinta alla costante e convulsa ricerca di nuove forme associative e fonti culturali, sovente con indirizzi distorti da visioni demagogicamete vuote e dimentiche dei tanti valori che si impongono dall'alto di secoli o di millenni di storia.
Assicurare le forme più valide e garantire le fonti e i valori, con il costante impegno teso all'incremento degli stessi, può indubbiamente rappresentare un alto obiettivo culturale, sociale e turistico. E a tal fine Palazzo Dogana, interamente acquisito dall'Amministrazione Provinciale, può dare il suo indispensabile contributo, integrando il contenuto con le sue vetuste strutture.
In definitiva, un ritorno parziale ma sostanziale all'idea originaria che illuminò Mons. Emilio Giacomo Cavalieri, Vescovo di Troia, quando decise la costruzione del Seminario fuori di Porta Reale, con l'intento di dotarlo della propria biblioteca a servizio degli studiosi e dei cittadini tutti121.

A distanza di due secoli e mezzo circa dalla sua morte, e mentre a riconoscimento delle sue virtù religiose, sociali e culturali è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione, Postulatore Generale padre Domenico Vizzari dei Missionari Ardorini, un senso di civica riconoscenza dovrebbe aleggiare negli ambienti di Palazzo Dogana a ricordo di quanto l'illustre Prelato ebbe a fare per la popolazione della Diocesi e per Foggia in particolare122.
Mentre in Italia si crea il Ministero dei beni culturali, e nel mondo civile, ove ancora si riscoprono antichi resti, si ha cura di ripristinare le testimonianze del passato e di conservarle secondo le originarie funzioni, appare agevole per Foggia la conservazione e destinazione del Palazzo sorto sulle antiche strutture del Seminario.
L'Archivio di Stato, che tanto ebbe in retaggio da quello Doganale, può e deve trovare continuità storica laddove si trova, ma entro limiti molto più ampi che possono estendersi a tutta l'area terranea, con pio sale di lettura ed una più vasta sezione destinata a museo. Lo spazio è vita, e a questa ferrea legge naturale non possono sottrarsi quegli organismi culturali che dal rapido correre del tempo e degli eventi traggono materia e linfa per le future generazioni. (v. tavv. LX - LXIII e LXIV)
Pur se in luogo dall'infelice ubicazione, la Biblioteca provinciale ha trovato altra sistemazione lasciando liberi molti ambienti terranei e sotterranei che andrebbero all'Archivio di Stato anche a duratura garanzia della continuità della funzione della Biblioteca stessa. Le dimensioni possono apparire sproporzionate soltanto se commisurate, erroneamente, ai tempi presenti, senza tenere in dovuto conto le attuali insufficienze spaziali e le necessità future.
Ad un unico organismo nel piano basso si potrebbe farne corrispondere un'altro in primo piano curando, per la prima volta nella storia cittadina, un Museo provinciale articolato in due sezioni comprendenti quei. lo storico-letterario e quello tecnico- scientifico, in armonia con i tempi che vedono sempre più rapidamente affermarsi queste importantissime branche dello scibile. L'ordinata conoscenza delle fasi del progresso tecnico - scientifico, che, oltre all'economia, non di rado condiziona persino le strategie politiche, può esercitare notevole influenza . Specialmente sulla fertile fantasia delle giovani generazioni che organizzeranno e reggeranno le società del domani.
E, infine, a dare completo volto culturale alla nuova destinazione di Palazzo Dogana potrebbero contribuire, allogate in secondo piano, le varie associazioni apartitiche che dal culto del sapere han tratto le proprie origini e su di esso hanno impostato i loro statuti.
Lo studio particolareggiato delle soluzioni potrebbe, ovviamente, comportare qualche variazione dimensionale anche per tener conto delle prospettate necessità di salvaguardare le esistenti strutture, ma l'importante è tendere allo stretto contatto tra mente e materia di studio, armonicamente fuse in quell'unico storico edificio.