Capitolo 7

PALAZZO DOGANA AI TEMPI NOSTRI

Allo sguardo dei cittadini, pervasi con l'andar del tempo cia un sern so di abuha sempre più profonda, quello che nella dizione popolare era tornato ad essere il Palazzo Dogana nascondeva, tra le mura perimetrali, quanto avveniva nel suo interno a seguito di lavori vari di restauro accompagnati sempre da qualche variante. Nel 1963 la scuola media De Santis si trasferì presso la sua nuova sede e, quattro anni dopo, la sezione della Squadra Mobile della Questura lasciò liberi gli ultimi locali che ancora teneva occupati nel secondo piano, sicché fu possibile procedere a vari lavori tra il 1968 e il 1972.
In particolare, fu curato il secondo piano. tutt'ora appartenente al Demanio Statale, per sistemarvi l'Ufficio Tecnico dell'Amministrazione Provinciale e gli Uffici di Maternità e Infanzia, questi ultimi compresi tra le verticali per i due androni. Gli uffici amministrativi e di assistenza occupavano il primo piano; la Biblioteca provinciale e l'Archivio di Stato
oramai dotato anche della sezione microfotocrafica, dominavano a piano terra ove restavano, con l'alloggio del custode, anche alcune rimesse.
Anche nei primi anni della recessione, che seguiva quelli del miracolo economico, si ebbero interessanti interventi quando furono praticate iniezioni di cemento alle fondazioni e poste in opera palificazioni di con. solidamento. Ogni sforzo pareva teso, come negli anni a cavallo tra il '20 e il '30, alla migliore conservazione dello stabile, pur con stanziamenti limitati o troppo diluiti nel tempo.
D'altra parte occorre considerare che non si ebbero veri motivi di allarme per le condizioni statiche di Palazzo Dogana, il quale, dopo i lavori completati nei primi mesi del '72, poteva a buona ragione ritenersi ancora una volta restaurato in quelle sezioni più interessate agli interventi tecnici. (v. da tav. XLVI a tav. LIII)
Il quadro che segue, anche se incompleto, è alquanto indicativo degli sforzi tecnici ed economici operati sin dal 1928 al fine di conservare, tra tanti travagli, un'opera degna della città di Foggia.


     anno            impresa              importo         coeff.            importo        l a v o r i    eseguiti
                                                 dell'epoca    aggiorn.          attuale                 
                                                                    ISTAT



    1928             Giannini    .            49.720     104,3840      5.189.972     fodere di sottomurazione
    1928             Giannini               165.000     104,3840    17.223.360              "                 "
    1928             Giannini               153.000     104,3840    15.970.752              "                 "
    1929             Giannini               153.000     104,7412    15.719.403              "                 "
    1930             Giannini               200.000     106,1047    21.220.940              "                 "
    1930             Giannini               220.000     106,1047    23.347.034              "                 "
    1932             Giannini               130.000     120,6105    15.679.365              "                 "
    1932             Giannini               142.000     120,6105    17.126.691              "                 "
    1933             Giannini                 58.600     128,1888      7.511.863              "                 "
    1948              Miranda          12.000.000        2,1703    26.043.600         3° portico e salone
    1966              Rodio              67.000.000        1,1718    78.510.600         fondazioni, titanti,  palificaz.,iniezioni
   1968               Valentino         20.000.000        1,1344    22.688.000         manto di copert. e revis. piccola ordit.     
  1968               Tarolla              20.000.000        1,1344     22.688.000              "         "                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                
    1970               Piemontese      1.050.000         1,0500      1.102.000          rifacimento soffitti
    1970               Piemontese      1.000.000         1,0500      1.050.000              "                   "
    1970               Coop. Appalti 1.000.000          1,0500      1.050.000              "                   "
                         e Lavori
    1971             Piemontese        4.950.000            __         4.950.000        idem per la sala giunta
    1971             Piemontese        2.500.000            __         2.500.000        rifacimenti soffitti con
                                                                                                                    travi in ferro e travell.
    1971             Cardone            1.300.000            __        1.300.000                "                   "
    1971             Cardone            1.000.000            __        1.000.000                "                   "                        
    1971             Coop.Appalti     1.100.000             __       1.100.000                "                   "         
    1972             Di Bari                  600.000            __           600.000                "                   "         
    1972             Vecchia              2.500.000            __        2.500.000                "                   "         
    1972              Brienza              5.500.000            __        5.500.000                "                   "         
                                                  _________                       ________
                         totali                142.771.320                     311.572.080

                                      

                                                                      *           *         *

Le strutture murarie sono in parte considerevole quelle realizzate per il Seminario e, successivamente, per il primo Dohanal Palazzo e per quello ultimato nel 1762. Le fondazioni, piuttosto profonde, furono rea lizzate a saoco con conglomerato di malta e ciottoli. Al disopra, le murature terranee furono fatte con mattoni da facciata all'esterno e da tufi di S. Leonardo all'interno, con interposto nucleo di malta e ciottoli, spesso misti a crosta tufacea. La composizione si ripeté nei due piani superiori, ove però le due fodere sono di tufi.
Quando, nel giugno 1733, l'ingegnere Giustino Lombardi apprestò il primo disegno per la costruzione del carcere e dell'Archivio nell'ex Seminario, si premurò di dare disposizioni al capomastro Francesco Delfino perché in corso d'opera, nella parte di prospetto da variare, sì ponessero sempre mattoni da facciata in modo da aversi "unica veduta " col resto dell'edificio103
Si mirava, in tal modo, alla massima economia utilizzando il pio possibile le strutture esistenti; e questo criterio - ancor oggi applicato -  seguì anche l'ingegnere Tagliacozzi-Canale quando propose al Presidente Ruoti la ricostruzione in sito della diruta Dogana nella via maestra di Pozzo Rotondo.
Gli scantinati e i terranei furono coperti con volte preferibilmente a botte lunettata e a crociera, e per esse si adoperarono molto spesso "mattoni da lammia " e tufi, a seconda dei casi. Le coperture dei piani superiori vennero realizzate con legno castagno, cosi come i tetti, e in tal modo si evitarono in detti piani le spinte sulle murature portanti.
Oggigiorno, tutti i solai in legno risultano sostituiti da quelli in ferro e tavelloni, e i tetti conservano nella grossa orditura le grandi capriate con catene e controcatene che assorbono ogni azione spìngente sulle mu rature perimetrali.
La storia tutta particolare dell'erezione di Palazzo Dogana e senz'altro esplicativa di tanti appariscenti fenomeni che taluni, incautamente, vogliono interpretare come segni premonitori di una fine a breve termine del vetusto edificio.
Gli edifici lesicnati, anche seriamente, abbondano pure nella città di Foggia, specie dopo i bombardamenti aerei; ma dopo le necessarie riparazioni, talvolta non proprio ortodosse, essi danno ogni garanzia di stabilità all'utente. Vi sono ruderi o costruzioni diverse, vecchie di millenni o di molti secoli, che pur avendo le strutture a nudo e non godendo che di rado di qualche opera di manutenzione, si conservanoquali preziosi cimeli sino ai giorni nostri.
Quando fu necessario proprio durante la  costruzione del Palazzo, non si esitò a  procedere ad una prova di pedamento accosto alla porta  della grada del signor Uditore", onde assicurarsi della migliore stabilità di quella zona dell'edificio104.
V'è prova, dunque, che alla volubilità della autorità dell'epoca corrispondeva almeno una serietà professionale dei tecnici che indicavano alle maestranze i materiali da costruzione, le loro qualità e provenienze, i procedimenti e i particolari costruttivi. La tecnica di quei tempi si avvaleva di criteri molti dei quali ancora oggi in uso e che rappresentavano esperienze vecchie di millenni, come si può riscontrare visitando anche superficialmente antichi edifici e ruderi105.
E' ben vero che nel corso degli anni le continue manomissioni delle  eterogenee strutture, talvolte eseguite senza controlli tecnici, causarono imperfezioni specie nei collegamenti tra vecchie e nuove murature; ma è altrettanto evidente che, in assenza di monolitismo e sovente per la particolare natura degli interventi, le dette imperfezioni rimasero locaiizzate e sono arrivate sino a noi quasi nelle stesse condizioni in cui ebbero a verificarsi106.
Proprio perchè consapevoli delle notevoli spinte che le volte esercitano sulle murature, nei tempi passati si aveva cura di avvalersi di esse solo per la copertura degli scantinati, dei terranei e talvolta di più piani superiori, ma mai di tutti, e le coperture a tetto venivano realizzate con strutture a spinta eliminata. Ciò onde evitare il più possibile fenomeni di rotazione degli elementi verticali delle costruzioni, che costituivano,  insieme a quelli di schiacciamento, i pericoli più temuti dalle strutture non monolitiche dai primordi sino all'avvento dell'acciaio e del cemento armato nella pratica costruttiva.
Palazzo Dogana presenta coperture a superficie curva solo negli scantinati, in piano terra e in tre locali del primo: piano, con luci invero alquanto modeste, per cui le spinte hanno valori moderati sulle spesse murature di base, anche tenendo conto della particolare fattura di queste.    
Quando, nel 1923, si ebbe l'idea di opraelevarlo, indubbiamente apparivano agli occhi dei tecnici le " lesioni " che ancora oggi caratterizzano il complesso, ed é da ritenere che a sconsigliare l'impresa fossero state principalmente le particolari strutture di fondazione. Ché si procedette al consolidamento di queste e non già alle riparazioni delle strutture fuori terra, anche se si erano " rivelate allora " le lesioni nell'alloggio del Prefetto su corso Garibaldi.
Motivi economici, le obiettive difficoltà d'interpretazione dei fenomeni di dissesto, le caratteristiche e le vetustà del fabbricato, i particolari travagli della lunghissima edificazione, quasi certamente ignota a quei tempi, e talvolta elementi nuovi ed occasionali, possono dare un quadro necessariamente complesso dei tanti problemi che si dovettero affrontare e che pure furono risolti in modo da conservare l'edificio nelle migliori condizioni possibili. Condizioni tali che, anche dopo i micidiali bombardamenti del '43, consentirono al Palazzo Dogana di ospitare, dal marzo 1944, in secondo piano addirittura, tre istituti medi superiori.

Se, poi, si considerano gli investi enti successivi interessanti per notevole parte, nel 1972, il restauro de secondo piano, ove furono sistemati l'ufficio Tecnico dell'Amminist azione Provinciale e quello della Maternità e Infanzia, è da ritener certo che la situazione generale non destava preoccupazione alcuna.

La vita, dunque, era regolare nell'edificio di piazza XX Settembre: anche se negli ambienti terranei e in quei pochi sottostanti l'umidità minacciava persone e cose con la sua lenta ma inesorabile aggressività, pure l'attività seguiva il ritmo d'ogni giorno e le frequenze degli studiosi subivano incrementi apprezzabili. Nei piani superiori v'era necessariamente più dinamismo per le particola attività svolte dagli uffici ivi allogati, ma il vecchio " salone dei passi perduti " rimaneva quasi sempre chiuso e solo in casi eccezionali a riva i suoi battenti per tempi effimeri.


                                                                        *          *          *



Se talora l'uman corpo segni presenta
d'infermità apparente, dopo la cura
normale, dèh, non nsar di finirlo,
ché la vita, pur s'anco triste e dura,
vuol vivere sempre, eternamente,
a gloria propria e a onor del prossimo.

Chinati, dunque, sulle false piaghe.
studia il " mister " che avvolge il petto
e non fiatar se, in tanto buio,
brancoli incerto tra base e tetto:
l'eterna speme non t'abbandoni mai
di salvar la vita e la gloria cittadina.

Se gratitudine è ancor sana virtù,
e l'uomo può valer per quanto dice,
amministrator! di democrazia
ti ritien campione, ma s'addice
a te l'onere acché quel sentimento
s'appalesi chiaro al pubblico interesse

Il Doganal Palazzo ha troppo offerto,
tra corridori saloni e passetti.
anche, affari e laute prebende,
fors'anco negli angusti gabinetti.
Ritorniamo ad esso per dovere,
premurosi di ridar la gloria alla città.

Quelli che di buon mattino, verso la fine dell'inverno '72-'73, operavano all'interno di Palazzo Dogana, per cingerlo d'inutile staccionata, non erano certo lesti ccme i loro antenati falegnami del '700, diretti da Francesco Frascolla, poi da Romolo Baratta e, infine, da Ionazio Stella. Tra i lenti colpi di tanti martelli, che certamente non seguiva. no un ritmo preordinato, si occultava la base soltanto, rendendola in apparenza inaccessibile, e si lasciava libero il passo verso l'ingresso principale sulla piazza. (v. da tav. LIV a tav. LVIII)
Dopo i restauri interni erano quanto meno necessari quelli esterni, e in tanto speravano quei cittadini che da tempo invocavano inter venti ristoratori.
Ma, allorchè dagli interni arrivarono pio cupi i suoni ossessionanti, la rosea illusione si tramutò in triste paura: i ritti, i saettoni, i tra versi e le incastellature tutte servivano quali armature provvisorie per tenere elementi di fabbrica lesionati.
L'edificio era in pericolo? E quali erano i sintomi rivelatori dei dissesti che avevano indotto gli amministratori alla fuga, lasciando i pavimenti dei due piani superiori in gran parte coperti di corteggi vari e di riviste? E come mai, dopo il trasferimento della Biblioteca nella sua nuova sede, restano ancora, al tramonto dell'anno di grazia 1975, tutti i documenti dell'Archivio di Stato, la sezione microtografica dello stesso e l'alloggio del custode?
E perché mai non si puntellavano le pareti esterne, magari con l' adozione di "barbacani", per contrastare la rotazione delle muraturu che, secondo la relazione ufficiale, si staccavano da quelle ortogonali, specie nei piani superiori, a causa della spinta delle capriate?
Il plurisecolare edificio, peraltro edificato con estrema lentezza, dovette subire naturali assestamenti entro pochissimi anni dal suo completamento per non più risentirne vita natural durante. I cedimenti di diversa natura non possono sussistere data la particolare distribuzione delle non eccessive lesioni e l'andamento verticale delle stesse, di preferenza ubicate in corrispondenza di vecchie riprese di muratura o di vani tompagnati. I fenomeni di schiacciamento comportano, a loro volta, rigonfiamenti delle strutture di base, con scorìnessione dei materiali nei casi gravi e lesioni paraboliche nei muri superiori, tali da rendere impossibile alcuna funzione degli stessi infissi. Le stesse riquadrature in pietra da taglio, che delimitano finestre e balconi, quali strutture rigide e, quindi, indeforinabili, sono rimaste perfettamente aderenti alle deformabili murature e concorrono a far escludere qualsiasi fenomeno di schiacciamento.
E se è facile e logica l'inammissibilità cli dissesti per scorrimento in mancanza di lesioni inclinate, altrettanto si deve affermare, e per la stessa ragione, circa le paventate rotazioni degli elementi di fabbrica verticali, ove si faccia eccezione per il cedimento e contemporanea rotazione del terzo pilastro nei cortile, a destra entrando dalla piazza, e della parte destra della parete di fondo dello scalone, a fronte della prima rampa salendo. Qui i fenomeni, piuttosto "accidentali", possono ritenersi esauriti stando all'integrità delle "spie" apposte nel febbraio dei '73 in tanti ambienti dello stabile.
Come potevano, dunque, poche vecchie "lesionì" verticali turbare i sonni di tanta brava gente? Non v'erano, e non vi sono tutt'ora, i tanti restaurati locali dei piani superiori con i loro pavimenti nuovi, con le loro tramezzature anch'esse nuove in parte, e gli intonaci, così sensibili a qualunque fenomeno di dissesto, che con la loro integrità sembrano voler offrire ospitalità al primo richiedente?
Tali considerazioni, da sole, possono fugare ogni dubbio sulla stabilità e sull'agibilità di Palazzo Dogana; ma è bene soffermarsi ancora su alcune esili strutture complementari, quali sono i cornicioni e comignoli, e su quelle di copertura in legno con manto di tegole marsigliesi. Sia le prime che le seconde, pur così sensibili a determinati fenomeni, sono perfettamente integre e le ultime presentano linee di displuvio e manti senza inflessione alcuna. Le capriate, dunque, sono salde nei nodi e non possono esercitare alcuna spinta che faccia ruorare le strutture che le vincolano. (v. tavv. LIX e LX)
Le tante spie apposte, non sempre razionalmente, sono tuttora intatte o confermare i tanti assunti sulla stabilità di Palazzo Dogana, e su di esse non s'è riscontrato segno alcuno neanche dopo il notevole terremoto che il 19 giugno del corrente '75 ha gettato allarme tra la pa polazione foggiana, arrecando qua e là qualche danno ai beni  pubblicii e privati. E' ben vero che solo in casi di fenomeni macroscopici di dissesto è possibile avvertire percettibilmelte i sintomi nel breve termine di alcuni mesi o di qualche anno; ma è altresì vero che in altri casi i fenomeni appalesandosi con estrema lentezza si riducono a fatti del tutto trascurabili nell'arco di vari decenni.
In ogni caso, il "naturale collaudo" del 19 giugno costituisce valida prova di resistenza del vetusto edificio di piazza XX Settembre, che da pochi mesi è stato opportunamente liberato dall'inutile recinzione.


                                                               *         *        *

Dopo tanto inutile ristretto allarme, non avvertito dalla sonnolente popolazione, dalle autorità e dagli Ordini professionali 107, si ritrova oggi il Doganal Palazzo libero da soverchie recinzioni, puntellato in  qualche settore interno e forse "spiato" qual malato di morbo attaccaticcio. Nella sua lunga storia, che per tanti aspetti si identifica cori quel la della provincia di Foggia e di tante altre provincie meridionali il destino, spesso artificiosamente architettato dall'uomo, non gli ero mai stato casi avverso. Anzi, i suoi lunghi travagli derivarono semore do volontà innovatrici, anche se talvolta inopportune, e giammai da intenti demolitori, ove si prescinda dall'effimera e poi inutile polemica dell' anteguerra108.
Aveva conferito a Foggia l'ambito titolo di seconda città del regno e il prestigio che aveva perso con la distruzione dell'antica reggia di Federico II, oggi tanto rimpianta nella vicina Germania; aveva accolto tra le sue mura autorità d'indole diversa, e tutti i ceti sociali quali, nel bislungo salone del Tribunale, andavano a risolvere le loro animose controversie che oggi, ancora in cospicua parte, si ritrovano trascritte e conservate a testimonianza del carattere e del modo di vivere di tante generazioni anche di ceppo diverso; aveva talvolta tremato mai paventato la sua completa fine,  ignominiosa per giunta, a causa dell' incuria degli uomini.
E' tristemente vero che in tanti suoi ambienti, in sì lungo tempo, si sono anche affinate le armi dell'intrigo e dell'inganno, del sopruso e del malgoverno, cui i diversi ceti sociali han risposto con il naturale e  opportunistico adattamento dei loro costumi e delle loro azioni quotidiane, ma è altrettanto vero che di tanti malaffari Palazzo Dogana non poteva essere che inerte e muto testimone. Prezioso, comunque, se si vuole seriamente indagare tra ogni sua pietra e tra ogni documento con l' onesto intento d'acquisir lezione dalla storia.
La sua mole, tetragona, se non imponente, sfida il tempo, le forza endogene e l'immeritata inimicizia degli uomini, in particolare di quelli che in essa han trovato la loro fortuna politica. Per importanza, la città di Foggia è ormai declassata persino modesti confini pugliesi, malgrado le tanto "democratiche discussioni" che molto probabilmente, con le loro lungaggini, concorrono a sottrarre il necessario tempo all'azione pratica e risolutrice dei tanti problemi che assillano, più o meno seriamente, la società attuale.
In ambienti accoglienti e ristoratori, senz'altro lontani da ciò che costituisce l'oggetto di apparenti attenzioni. si discute di ecologia e di urbanistica. di arte e di turismo, facendo del popolo ignaro li depositario di una cultura specialistica che non può essere che dote degli iniziati. I quali, per dovere sociale, devono rendere le masse, senza privilegi politici e senza distinzioni di ceto e d'età, partecipi dei benefici dei loro studi, anche perchè esse stesse fonti essenziali e basilari di cerca sociale, tecnica e scientifica.
Si discute, ancora, di problemi esteri e di altri intimamente legan alla vita di altri popoli, quasi sempre con particolare visione ideologica, e si trascura di trattare quanto di più caro e di più prezioso circonda il cittadino, il suo ambiente, la sua storia viva ed educatrice, la sua esperienza maestra di vita,
Palazzo Dogana, pur nei suoi limiti artistici, è una parte fondamentale nella vita della città e dei cittadini tutti, anche se dal lontano 1806 la sua funzione originaria è venuta meno per gli eventi storici ricordati. E' uno dei pochi edifici foggiani che rappresentano l'indispensabile anello di collegamento tra il vecchio centro storico e i quartieri sette-ottocenteschi oggi così mutati in taluni settori; è l'unico edificio pubblico onusto di storia meridionale ereditata anche dal vecchio Palazzo della Dogana in piazza Federico II; è quello più degnamente rappresentativo della città di Foggia in un contesto culturale che merita altri sviluppi ai fini della giusta esaltazione dei valori artistici, ecologici ed economici del capoluogo dauno.
Le tante deturpazioni subite dall'ambiente in pieno periodo repubblicano democratico, con piena licenza delle autorità, gravano come pesanti cappe di piombo sulla vita dei cittadini che, in mclti quartieri, non si ritrovano quali unità cui l'ambiente stesso deve commisurarsi. Le strade del passato, proporzionate all'edilizia, alle attività e al "traffico" dei medesimi tempi, sono state vergognosamente ridotte in vicoli consentendosi l'erezione di edifici multipiani, senza minimamente preoccuparsi d'impostare un discorso nuovo e aggiornato sullo schema stradale urbano, connesso alle esigenze del traffico interno e ai rapporti uomo - città. (v. tav. LII)
Per far sorgere nuove costruzioni, si è consentita la demolizione di edifici ottocenteschi riducendo in polvere, impietosamente dispersa dal vento, altri preziosi anelli della storia dell'architettura foggiana. Ne so no conseguiti squilibri volumetrici e architettonici, troppo palesemente contrastanti, che condizionano negativamente sia le eventuali nuove soluzioni che gli aspetti economici dell'impresa.
Ogni tenue attrattiva architettonica cittadina è ridotta al classico lumicino: i nuovi quartieri, quasi privi di verde, offrono un'architettura piatta e conformistica con possibilità di sola "residenza chiusa" per i pericoli che incombono sulla strada; i vecchi conservano i suggestivi influssi che il passato esercita inevitabilmente sul presente e, quasi integre, le caratteristiche che testimoniano l'evolversi dell'urbanistica at traverso i tempi109.
L'urbanistica è anche storia di cui i diversi quartieri, con le loro impostazioni piano - volumetriche e le loro architetture, rappresentano capitoli viventi. La loro conservazione, quali unità urbanisticamente valide, è dovere civico nel senso più ampio, perchè il turista attento, il visitatore comune e gli indigeni medesimi ritrovino se stessi o le generazioni passate nel modo più chiaro e immediato110.
Piazza XX Settembre, nel quartiere centrale della città, è ancora quella del '700, con la sua storia e con i tanti ricordi: la fine di Palazzo Dogana sarebbe la sua fine e presto i molti eventi che ebbero a protagonisti l'una e l'altro si dissolverebbero nel nulla, travolti inesorabìl mente da valanghe di ferro e cemento. Non può esservi conflitto tra il cemento e il tufo, tra il ferro e il mattone, tra il vecchio e il nuovo: qualunque centro abitato sarebbe eternamente scosso dalle fondamenta, vittima del progresso tecnico-scientifico opportunamente interpretato dai reggitori dei destini degli abitanti, e conseguentemente verrebbe a perdere ogni traccia del suo passato, ogni documento vivente delle tappe della civiltà dell'uomo.
Ancora oggi, com'è reahzzabile la tacita e armonica collaborazione tra materiali d'epoche diverse, è possibile conservare beni pur essi tanto differenti senza creare stridenti e ibride commistioni nell'ambiente urbano.
A distanza di quasi tre anni dall'oneroso abbandono da parte de gli amministratori provinciali, lo storico edificio, che cela tra le sue vecchie strutture quelle più moderne che seguirono le rovine del '43, quasi a voler legittimamente pretendere una patente di parziale modernità, resta il solo geloso custode dei vecchi documenti dell'Archivio di Stato; mentre negli ambienti sotterranei e superiori regna una solitudine impressionante rotta dai fragorosi rumori che, durante il dì, attraversate le oramai infrante vetrate, rimbalzano convulsamente sulle mille pareti.
L'attuale situazione è quasi un ritorno agli anni più neri della storia dell'Archivio. perchè proprio nei vani inferiori di Palazzo Dogana, privo di qualunque cura ed aperto in varie parti alle incontrastate intemperie, vengono meno le necessarie condizioni ambientali che l'uomo e i documenti richiedono111.
E forse per questo, nella quiete notturna, tra sale e salette, stanze e scale, corridoi e passetti, s'ode insistente, solenne e ammaestratore, l'insegnamento di Ferdinando IV di Borbone: "... gli Archivi stanno meglio quanto meno esposti, e sono li maestri de' Governi"112.
Gli stessi prospetti, che spesso nel passato ebbero le cure più adeguate, presentano intonaci in parte cadenti e dipinture disuniformi per l'implacabile azione del tempo e gli inesorabili agenti atmosferici. Gli infissi sconnessi e i vetri in frantumi ricordano la terribile grandinata del luglio 1762 che si abbattè sulla città di Foggia rovinando tutti i vetri di Palazzo Dogana e di tanti altri edifici pubblici e privati113.
Le vesti cadono sotto gli sguardi indolenti e occasionali delle rnasse,  ma in questi tristi tempi in cui la mancanza di pudore è stimata voto progressista e innovatrice dei costumi e della società, è pur lecito augurarsi che anche le nude strutture sapranno imporre la legittimità del loro diritto alla vita e le necessità storiche della città di Foggia.( v. tavv LIV-LV e LXII)